(affari e finanza)
secondo lo studio condotto da scenari immobiliari, dopo anni di crescita costante sono calati gli investimenti degli italiani nel mattone estero (-20% a inizio anno rispetto allo stesso periodo del 2008). complice il crollo delle quotazioni immobiliari, attrae ancora il mercato statunitense, dove sono state concluse il 28% delle transazioni da inizio anno. il crollo della sterlina riposiziona il mercato britannico, dove gli acquisti sono aumentati del 2% a inizio 2009. una novità è rappresentata dall’immobiliare irlandese, che raccoglie il 5% delle transazioni affettuate. quanto alle tipologie abitative, gli italiani preferiscono acquistare nelle zone centrali delle grandi città (45%), in quelle di pregio (30%) oppure nelle aree semicentrali (25%). le soluzioni più ricercate hanno un’ampiezza di 45-60 m2 (45%). seguono le abitazioni dai 60 ai 120 m2 (38%), dai 120 ai 150 m2 (12%), mentre solo il 5% degli investitori opta per case più grandi di 150 m2. i compratori sono soprattutto imprenditori (38%) e professionisti (25%), ma non mancano dirigenti (18%) e commercianti (13%)
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venerdì 6 marzo 2009
Anche in italia i mutui agevolati per coppie gay
(La repubblica)
in germania e nel nord dell’europea i mutui agevolati per coppie e single omosessuali sono già una realtà, e ora arrivano anche in italia. l’iniziativa è stata lanciata dalla tedesca bhw bausparkasse ag, banca specializzata in prestiti casa, che ha appena siglato un accordo con l’arcigay per offrire ai suoi 160 mila iscritti prestiti a condizioni vantaggiose. la convenzione è però riservata ai soli tesserati
in germania e nel nord dell’europea i mutui agevolati per coppie e single omosessuali sono già una realtà, e ora arrivano anche in italia. l’iniziativa è stata lanciata dalla tedesca bhw bausparkasse ag, banca specializzata in prestiti casa, che ha appena siglato un accordo con l’arcigay per offrire ai suoi 160 mila iscritti prestiti a condizioni vantaggiose. la convenzione è però riservata ai soli tesserati
giovedì 5 marzo 2009
Energia, il geoscambio cresce anche in Italia
(Sole24ore)
Soltanto in Svezia ce ne sono oltre novantamila. Per non parlare del Canada, e di cantoni svizzeri dove quasi una villetta su cinque si è dotata di un impianto a pompa di calore geotermica. In pratica si tratta di sistemi di climatizzazione concettualmente semplici, e provati da decenni: un circuito di fluido (anche semplice acqua) si affonda nel terreno, e la pompa di calore (un frigorifero bidirezionale) vi trasferisce il caldo estivo e lo preleva in inverno. Bastano pochi gradi di differenza tra la temperatura ambiente e quella che viene dai tubi del geoscambio e la pompa di calore è in grado di moltiplicarla per tre o persino per sette, per ogni unità elettrica necessaria al suo funzionamento.
Pannelli radianti nella casa, d'inverno arriva acqua a 30 gradi, d'estate anche a 15. Per un'edificio a involucro ben isolato i risparmi possono raggiungere il 40-50% sulle bollette tradizionali. Con circa 15mila euro di investimento, una pompa di calore e due pozzi con sonde di geoscambio (in pratica tubi di polietilene a U affondati per un centinaio di metri) una casa di 300 metri quadri può essere climatizzata da questa tecnologia in gran parte rinnovabile. E ben lo sanno non solo in Svizzera, ma anche a Bolzano e nel Trentino, battistrada italiano di questo mercato emergente. Chi ha un campo antistante libero (e una casa adatta da ristrutturare) può persino valersi della detrazione fiscale del 55 per cento.
«L'Italia però sconta un pesante ritardo nelle pompe di calore geotermiche – osserva Sergio Chiesa del Cnr, autore di un recente studio per il Cesi Ricerca – che rappresentano solo l'8% della geotermia italiana. Eppure, oggi, questo è oggi, su scala mondiale, uno dei settori più dinamici nelle rinnovabili». «L'attenzione finora si è concentrata sull'elettrico rinnovabile – spiega Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club – ma sul termico dobbiamo andare a quattro o cinque volte quello che c'è ora. E le pompe di calore geotermiche potranno dare un contributo di prim'ordine».
Eppure qualcosa comincia a muoversi, e non solo sulla piccola scala residenziale. Battistrada, ormai da due anni, è Ikea, prima con l'impianto di geoscambio di Corsico (304 sonde) e oggi con quello di Parma (213 sonde), considerato il maggiore d'Europa. Davanti al centro commerciale parmense, quello che è oggi un cantiere pieno di tubi e piccoli pozzi cementati diverrà domani un parcheggio per i visitatori. Un serbatoio di energia termica, invisibile e sotterraneo. «Un accumulatore, d'estate sottraiamo il calore dagli ambienti e lo mettiamo nel terreno e per l'inverno facciamo l'inverso – spiega Luca Tirillò, della GroundHeat Systems, –: i tubi in polietilene portano semplice acqua. Le trivellazioni sono state fatte in sicurezza, con camicia cilindrica d'acciaio e cemento speciale. Il rischio, infatti, è quello di alterare l'equilibrio delle falde idriche sotterranee».
La costruzione di un campo di geoscambio, infatti, non è un'attività banale. «A Corsico ci trovammo di fronte a una prima falda idrica altamente inquinata – spiega Sergio Giuseppini, progettista degli impianti geotermici Ikea – se non avessimo trivellato in sicurezza avremmo corso il rischio di metterla in comunicazione con le falde più profonde e pulite. Un disastro, e l'amministrazione locale non ci avrebbe mai dato il permesso».
Ora però Corsico funziona. Come Parma è costato oltre 2 milioni di euro, ma ha un obiettivo di risparmio energetico del 56% (pari a circa 200mila euro/anno) e quindi un tempo di ritorno di una decina d'anni. «Finora, dai dati della stagione estiva – dice Giuseppini – Corsico sta confermando le attese, con punte leggermente superiori». E poi, per l'Ikea, sarà la volta dei centri commerciali di Torino e Rimini, «dove metteremo pompe di calore ad efficienza ancora più elevata, dato che la tecnologia si sta muovendo molto velocemente».
Il dato nuovo, però, è che simili impianti, di taglia medio grande, «cominciano a interessare direttamente i costruttori edili – osserva Tirillò – e per un motivo preciso. Un complesso residenziale a basse emissioni passa in categoria A, e può valere anche 500 euro in più per metro quadro. Un impianto di geoscambio centrale invece aggiunge, su ampie dimensioni, poche decine di euro in più di costi unitari».
È quanto si sta avviando in almeno due progetti: a Roma e nel Canavese. «Noi cominceremo ad aprile, su un lotto di 92 ettari a Roma Nord-Ovest, di cui 45 destinati a parco – spiega Barbara Mezzaroma, a.d. di Mezzaroma Energia, del gruppo Impreme – con un primo lotto di mille appartamenti, tutti serviti da un campo di geoscambio (circa 200 geosonde) e un sistema di pompe di calore per almeno un terzo della climatizzazione, e un 40% con caldaie a biomasse, più minieolico».
Altrettanto alla "Ninsola" a San Francesco al campo. «Cinque ville – spiega Giovanni Miccoli di G.V Edilizia – ad alto isolamento termico e pannelli radianti con un parco di geoscambio centrale a 22 sonde, acqua a 22 gradi d'estate e acqua calda sanitaria direttamente prodotta dalla pompa di calore». Barbara Mezzaroma è un'entusiasta dell'edilizia a emissioni zero – «Molti concorrenti ci dicevano che perdevamo tempo quando partimmo con il nostro primo progetto casa Kyoto» –, ma oggi fa anche una previsione economica precisa: «Ogni nostro appartamento a emissioni zero può significare anche 900 euro in meno all'anno, una rata di mutuo. E anche se, in classe A+, ci costano il 15% in più noi li venderemo allo stesso prezzo di oggi. In questo modo il cliente ci guadagnerà su base ventennale. Ci pare una buona proposta, per un mercato edilizio fermo come è quello di oggi».
Soltanto in Svezia ce ne sono oltre novantamila. Per non parlare del Canada, e di cantoni svizzeri dove quasi una villetta su cinque si è dotata di un impianto a pompa di calore geotermica. In pratica si tratta di sistemi di climatizzazione concettualmente semplici, e provati da decenni: un circuito di fluido (anche semplice acqua) si affonda nel terreno, e la pompa di calore (un frigorifero bidirezionale) vi trasferisce il caldo estivo e lo preleva in inverno. Bastano pochi gradi di differenza tra la temperatura ambiente e quella che viene dai tubi del geoscambio e la pompa di calore è in grado di moltiplicarla per tre o persino per sette, per ogni unità elettrica necessaria al suo funzionamento.
Pannelli radianti nella casa, d'inverno arriva acqua a 30 gradi, d'estate anche a 15. Per un'edificio a involucro ben isolato i risparmi possono raggiungere il 40-50% sulle bollette tradizionali. Con circa 15mila euro di investimento, una pompa di calore e due pozzi con sonde di geoscambio (in pratica tubi di polietilene a U affondati per un centinaio di metri) una casa di 300 metri quadri può essere climatizzata da questa tecnologia in gran parte rinnovabile. E ben lo sanno non solo in Svizzera, ma anche a Bolzano e nel Trentino, battistrada italiano di questo mercato emergente. Chi ha un campo antistante libero (e una casa adatta da ristrutturare) può persino valersi della detrazione fiscale del 55 per cento.
«L'Italia però sconta un pesante ritardo nelle pompe di calore geotermiche – osserva Sergio Chiesa del Cnr, autore di un recente studio per il Cesi Ricerca – che rappresentano solo l'8% della geotermia italiana. Eppure, oggi, questo è oggi, su scala mondiale, uno dei settori più dinamici nelle rinnovabili». «L'attenzione finora si è concentrata sull'elettrico rinnovabile – spiega Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club – ma sul termico dobbiamo andare a quattro o cinque volte quello che c'è ora. E le pompe di calore geotermiche potranno dare un contributo di prim'ordine».
Eppure qualcosa comincia a muoversi, e non solo sulla piccola scala residenziale. Battistrada, ormai da due anni, è Ikea, prima con l'impianto di geoscambio di Corsico (304 sonde) e oggi con quello di Parma (213 sonde), considerato il maggiore d'Europa. Davanti al centro commerciale parmense, quello che è oggi un cantiere pieno di tubi e piccoli pozzi cementati diverrà domani un parcheggio per i visitatori. Un serbatoio di energia termica, invisibile e sotterraneo. «Un accumulatore, d'estate sottraiamo il calore dagli ambienti e lo mettiamo nel terreno e per l'inverno facciamo l'inverso – spiega Luca Tirillò, della GroundHeat Systems, –: i tubi in polietilene portano semplice acqua. Le trivellazioni sono state fatte in sicurezza, con camicia cilindrica d'acciaio e cemento speciale. Il rischio, infatti, è quello di alterare l'equilibrio delle falde idriche sotterranee».
La costruzione di un campo di geoscambio, infatti, non è un'attività banale. «A Corsico ci trovammo di fronte a una prima falda idrica altamente inquinata – spiega Sergio Giuseppini, progettista degli impianti geotermici Ikea – se non avessimo trivellato in sicurezza avremmo corso il rischio di metterla in comunicazione con le falde più profonde e pulite. Un disastro, e l'amministrazione locale non ci avrebbe mai dato il permesso».
Ora però Corsico funziona. Come Parma è costato oltre 2 milioni di euro, ma ha un obiettivo di risparmio energetico del 56% (pari a circa 200mila euro/anno) e quindi un tempo di ritorno di una decina d'anni. «Finora, dai dati della stagione estiva – dice Giuseppini – Corsico sta confermando le attese, con punte leggermente superiori». E poi, per l'Ikea, sarà la volta dei centri commerciali di Torino e Rimini, «dove metteremo pompe di calore ad efficienza ancora più elevata, dato che la tecnologia si sta muovendo molto velocemente».
Il dato nuovo, però, è che simili impianti, di taglia medio grande, «cominciano a interessare direttamente i costruttori edili – osserva Tirillò – e per un motivo preciso. Un complesso residenziale a basse emissioni passa in categoria A, e può valere anche 500 euro in più per metro quadro. Un impianto di geoscambio centrale invece aggiunge, su ampie dimensioni, poche decine di euro in più di costi unitari».
È quanto si sta avviando in almeno due progetti: a Roma e nel Canavese. «Noi cominceremo ad aprile, su un lotto di 92 ettari a Roma Nord-Ovest, di cui 45 destinati a parco – spiega Barbara Mezzaroma, a.d. di Mezzaroma Energia, del gruppo Impreme – con un primo lotto di mille appartamenti, tutti serviti da un campo di geoscambio (circa 200 geosonde) e un sistema di pompe di calore per almeno un terzo della climatizzazione, e un 40% con caldaie a biomasse, più minieolico».
Altrettanto alla "Ninsola" a San Francesco al campo. «Cinque ville – spiega Giovanni Miccoli di G.V Edilizia – ad alto isolamento termico e pannelli radianti con un parco di geoscambio centrale a 22 sonde, acqua a 22 gradi d'estate e acqua calda sanitaria direttamente prodotta dalla pompa di calore». Barbara Mezzaroma è un'entusiasta dell'edilizia a emissioni zero – «Molti concorrenti ci dicevano che perdevamo tempo quando partimmo con il nostro primo progetto casa Kyoto» –, ma oggi fa anche una previsione economica precisa: «Ogni nostro appartamento a emissioni zero può significare anche 900 euro in meno all'anno, una rata di mutuo. E anche se, in classe A+, ci costano il 15% in più noi li venderemo allo stesso prezzo di oggi. In questo modo il cliente ci guadagnerà su base ventennale. Ci pare una buona proposta, per un mercato edilizio fermo come è quello di oggi».
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martedì 10 febbraio 2009
il mattone barcolla ma non crolla!
(Corriere della Sera)
il mattone italiano barcolla ma non crolla.
questo in sintesi il pensiero di guido lodigiani di gabetti, a corollario dei dati relativi all'ultimo semestre 2008 rilevati dall'ufficio studi gabetti. il perchè è dovuto all'offerta non elevatissima di case e non ci sarebbe, sempre secondo lodigiani, il pericolo di vedere il mercato inondato di immobili di mutuatari non più in grado di pagare il loro debito.
il calo dei prezzi comunque c'è (-4% a roma, -5% a milano) e potrebbe proseguire nel 2009, soprattutto nelle aree periferiche delle grandi città, per via del calo delle erogazioni di finanziamenti scese sensibilmente nel terzo trimestre dell'anno scorso, un trend destinato a proseguire nell'anno in corso nonostante i tagli della banca centrale europea (bce), sui tassi d'interesse.
sul mercato a regnare è l'incertezza dovuta al particolare momento economico che porta i potenziali acquirenti a chiedersi: perchè comprare oggi una casa che domani potrei pagare meno? e le banche: perchè dare oggi un mutuo con una garanzia ipotecaria che domani potrebbe valere meno? in questa situazione i prezzi nel 2009 continueranno a scendere, ma senza i crolli a due cifre registrati in altri paesi europei. le peggiori performance nelle periferie delle grandi città (-5% a milano), ma le zone centrali terranno o perderanno poco (fino a un massimo del -3%)
il mattone italiano barcolla ma non crolla.
questo in sintesi il pensiero di guido lodigiani di gabetti, a corollario dei dati relativi all'ultimo semestre 2008 rilevati dall'ufficio studi gabetti. il perchè è dovuto all'offerta non elevatissima di case e non ci sarebbe, sempre secondo lodigiani, il pericolo di vedere il mercato inondato di immobili di mutuatari non più in grado di pagare il loro debito.
il calo dei prezzi comunque c'è (-4% a roma, -5% a milano) e potrebbe proseguire nel 2009, soprattutto nelle aree periferiche delle grandi città, per via del calo delle erogazioni di finanziamenti scese sensibilmente nel terzo trimestre dell'anno scorso, un trend destinato a proseguire nell'anno in corso nonostante i tagli della banca centrale europea (bce), sui tassi d'interesse.
sul mercato a regnare è l'incertezza dovuta al particolare momento economico che porta i potenziali acquirenti a chiedersi: perchè comprare oggi una casa che domani potrei pagare meno? e le banche: perchè dare oggi un mutuo con una garanzia ipotecaria che domani potrebbe valere meno? in questa situazione i prezzi nel 2009 continueranno a scendere, ma senza i crolli a due cifre registrati in altri paesi europei. le peggiori performance nelle periferie delle grandi città (-5% a milano), ma le zone centrali terranno o perderanno poco (fino a un massimo del -3%)
gran bretagna, la banca centrale taglia ancora i tassi
(Times co UK)
i dati ufficiali pubblicati lo scorso mese parlano chiaro: non solo la gran bretagna è in recessione, ma nell’ultimo quadrimestre del 2008 il prodotto interno lordo è precipitato di 1,5 punti percentuali. se poi a questo si aggiungono le infelici previsioni del fondo monetario internazionale, che parlano di un’ulteriore caduta dell’economia inglese del 2,8% nel 2009, si comprendono i motivi che hanno portato la banca d’inghilterra alla decisione di tagliare i tassi d'interesse di un ulteriore 0,5%, portandoli a quota 1%. non appena gli istituti di credito si adegueranno, 3,6 milioni di cittadini britannici che hanno contratto un mutuo a tasso variabile ancorato al tasso applicato dalla banca d’inghilterra, potranno godere nei prossimi mesi di un sensibile risparmio. per fare un esempio, chi ha contratto un prestito di 100mila sterline, beneficerà di un risparmio di 40 sterline mensili. e gli esperti avvertono: la banca d’inghilterra potrebbe continuare la corsa al ribasso
i dati ufficiali pubblicati lo scorso mese parlano chiaro: non solo la gran bretagna è in recessione, ma nell’ultimo quadrimestre del 2008 il prodotto interno lordo è precipitato di 1,5 punti percentuali. se poi a questo si aggiungono le infelici previsioni del fondo monetario internazionale, che parlano di un’ulteriore caduta dell’economia inglese del 2,8% nel 2009, si comprendono i motivi che hanno portato la banca d’inghilterra alla decisione di tagliare i tassi d'interesse di un ulteriore 0,5%, portandoli a quota 1%. non appena gli istituti di credito si adegueranno, 3,6 milioni di cittadini britannici che hanno contratto un mutuo a tasso variabile ancorato al tasso applicato dalla banca d’inghilterra, potranno godere nei prossimi mesi di un sensibile risparmio. per fare un esempio, chi ha contratto un prestito di 100mila sterline, beneficerà di un risparmio di 40 sterline mensili. e gli esperti avvertono: la banca d’inghilterra potrebbe continuare la corsa al ribasso
Bioedilizia: è partita la rivoluzione verde
(affari e finanza)
ormai non si tratta più di un “capriccio” per singole unità abitative: la “rivoluzione verde” si estende ai condomini, i grattacieli, interi territori. una nuova consapevolezza nutrita dalla crescente attenzione per l'ambiente. non è solo un discorso di etica, ma anche di risparmio energetico, fino al 20%, sul lungo periodo. e i progetti si sprecano: a chicago è grande l’attesa per la clean tower, una torre che sfrutterà l’energia del vento per garantire l’autosufficienza energetica. a dubai sorgerà invece la dynamic tower, grattacielo formato da 68 piani, ciascuno dei quali in grado di ruotare indipendentemente dagli altri. in questo caso, l’energia necessaria alle attività dell’edificio deriverà, oltre che dalle turbine eoliche e dai pannelli solari, anche dal movimento autonomo dei piani. anche nel nostro paese non mancano iniziative degne di nota: a milano, la riqualificazione del quartiere porta nuova prevede la creazione di una sorta di “bosco verticale”, con le piante che correranno lungo le pareti dell’edificio, ulteriormente arricchito da un nuovo parco circostante di 90mila m2
ormai non si tratta più di un “capriccio” per singole unità abitative: la “rivoluzione verde” si estende ai condomini, i grattacieli, interi territori. una nuova consapevolezza nutrita dalla crescente attenzione per l'ambiente. non è solo un discorso di etica, ma anche di risparmio energetico, fino al 20%, sul lungo periodo. e i progetti si sprecano: a chicago è grande l’attesa per la clean tower, una torre che sfrutterà l’energia del vento per garantire l’autosufficienza energetica. a dubai sorgerà invece la dynamic tower, grattacielo formato da 68 piani, ciascuno dei quali in grado di ruotare indipendentemente dagli altri. in questo caso, l’energia necessaria alle attività dell’edificio deriverà, oltre che dalle turbine eoliche e dai pannelli solari, anche dal movimento autonomo dei piani. anche nel nostro paese non mancano iniziative degne di nota: a milano, la riqualificazione del quartiere porta nuova prevede la creazione di una sorta di “bosco verticale”, con le piante che correranno lungo le pareti dell’edificio, ulteriormente arricchito da un nuovo parco circostante di 90mila m2
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200mila posti in meno nel settore edile per il 2009
(Finanza & Mercati)
nel 2009 si costruirà di meno. la crisi ridurra del 3% gli investimenti privati e del 4,7% quelli pubblici. per la ripresa bisognerà attendere il 2011 secondo le previsioni di assoimpredil-ance espresse a margine del "made expo", la fiera dell'architettura di milano. il quadro non è roseo soprattutto se rapportato alla realtà europea. in italia la contrazione sarà infatti del 5% rispetto ai cali dell'1,5% della francia e del 2% del regno unito. peggio farà soltanto la spagna, con una flessione del 15%. per rilanciare il comparto i costruttori auspicano uno snellimento delle prassi amministrative e maggiori investimenti nelle infrastrutture. secondo il presidente di assimpredil-ance claudio de albertis quello delle costruzioni è un settore che vedrà una perdita di posti di lavoro stimata in 200.000 unità alla fine del 2009
nel 2009 si costruirà di meno. la crisi ridurra del 3% gli investimenti privati e del 4,7% quelli pubblici. per la ripresa bisognerà attendere il 2011 secondo le previsioni di assoimpredil-ance espresse a margine del "made expo", la fiera dell'architettura di milano. il quadro non è roseo soprattutto se rapportato alla realtà europea. in italia la contrazione sarà infatti del 5% rispetto ai cali dell'1,5% della francia e del 2% del regno unito. peggio farà soltanto la spagna, con una flessione del 15%. per rilanciare il comparto i costruttori auspicano uno snellimento delle prassi amministrative e maggiori investimenti nelle infrastrutture. secondo il presidente di assimpredil-ance claudio de albertis quello delle costruzioni è un settore che vedrà una perdita di posti di lavoro stimata in 200.000 unità alla fine del 2009
ulteriore caduta dei prezzi per le case di lusso londinesi
(Times co UK)
a gennaio, i prezzi delle case più esclusive di londra hanno sofferto la seconda peggior caduta di tutti i tempi, come risultato della crisi finanziaria globale. il prezzo medio di una casa valutata più di un milione di sterline ha perso 3,7 punti percentuali rispetto al mese precedente, secondo knight frank. negli ultimi 12 mesi i prezzi sono crollati del 21%, la caduta maggiore della storia, secondo la consulente
a gennaio, i prezzi delle case più esclusive di londra hanno sofferto la seconda peggior caduta di tutti i tempi, come risultato della crisi finanziaria globale. il prezzo medio di una casa valutata più di un milione di sterline ha perso 3,7 punti percentuali rispetto al mese precedente, secondo knight frank. negli ultimi 12 mesi i prezzi sono crollati del 21%, la caduta maggiore della storia, secondo la consulente
venerdì 28 novembre 2008
i debiti immobiliari espagnoli stanno diventando tossici
le banche spagnole non sono solo esposte ai mutui che hanno concesso agli acquirenti di immobili, ma anche ai prestiti che hanno dato a migliaia di agenzie immobiliari e costruttori, che hanno trasformato tali prestiti in "debiti tossici", la maggiore minaccia per la salute del sistema bancario nazionale.
gli ispettori della banca di spagna sono al lavoro per analizzare i crediti di 50mila piccole agenzie speculative, così come di 15 tra le più grandi. "dall'ultima crisi, gli istituti di credito erano usciti rafforzati rivalendosi sui debitori con la confisca delle loro case e facendo il miglior affare della loro vita", come ha sostenuto un funzionario spagnolo, una situazione che potrebbe ripetersi anche stavolta, solo che alle condizioni del mercato attuale, le banche impiegheranno anni prima di riprendersi dai finanziamenti erogati per case che mai avrebbero dovute essere costruite"
gli ispettori della banca di spagna sono al lavoro per analizzare i crediti di 50mila piccole agenzie speculative, così come di 15 tra le più grandi. "dall'ultima crisi, gli istituti di credito erano usciti rafforzati rivalendosi sui debitori con la confisca delle loro case e facendo il miglior affare della loro vita", come ha sostenuto un funzionario spagnolo, una situazione che potrebbe ripetersi anche stavolta, solo che alle condizioni del mercato attuale, le banche impiegheranno anni prima di riprendersi dai finanziamenti erogati per case che mai avrebbero dovute essere costruite"
mercoledì 8 ottobre 2008
Mercati interbancari: Euribor immobile, aumenta lo spread
I timonieri delle banche centrali hanno tagliato i tassi di interesse dello 0,50%, una mossa coordinata presa contemporaneamente da Bce, Fed, Banca del Canada, Banca Nazionale Svizzera, Banca Centrale della Svezia e anche dalla Banca della Cina. Le Borse sembrano avere ignorato il segnale e sul mercato interbancario la riduzione del costo del denaro è stato praticamente ininfluente. Solo il tasso overnight sull'euro è sceso sotto il 4% allineandosi al nuovo livello del tasso della Bce (3,75%), il resto è rimasto pressoché come prima.
In particolare, i tassi Euribor, ai quali sono indicizzati i mutui a tasso variabile, non si sono praticamente mossi. L'Euribor 3 mesi viaggia al 5,30% con una riduzione di appena 0,09 rispetto alla situazione precedente il taglio. Prima del taglio della Bce, lo spread era di 114 punti base, 4,25% contro 5,39%. Ora è salito a 155 punti, 3,75% contro 5,30%. Paradossalmente si è ampliato lo spread tra il tasso Refi e il tre mesi. Tesissima la situazione dei tassi sul dollaro, con i Fed Funds ora all'1,50%, ma i broker quotano l'overnight tra 7,5%-8 per cento.
Con la mossa odierna, le banche centrali si sono smarcate dalle pressioni delle Cancellerie, ma hanno anche dimostrato che politica monetaria e gestione delle liquidità sono due cose assolutamente differenti. I tassi di mercato restano elevati nonostante il taglio del costo del denaro. La crisi di liquidità può essere contrastata con immissioni di liquidità, ma poco si può fare se il rischio riguarda la solvibilità delle controparti.
Il denaro fornito generosamente dalle banche centrali al sistema bancario resta gelosamente custodito nei depositi che le stesse banche tengono presso le banche centrali. Una situazione drammatica e paradossale che non ridà fiato ai mercati.
In particolare, i tassi Euribor, ai quali sono indicizzati i mutui a tasso variabile, non si sono praticamente mossi. L'Euribor 3 mesi viaggia al 5,30% con una riduzione di appena 0,09 rispetto alla situazione precedente il taglio. Prima del taglio della Bce, lo spread era di 114 punti base, 4,25% contro 5,39%. Ora è salito a 155 punti, 3,75% contro 5,30%. Paradossalmente si è ampliato lo spread tra il tasso Refi e il tre mesi. Tesissima la situazione dei tassi sul dollaro, con i Fed Funds ora all'1,50%, ma i broker quotano l'overnight tra 7,5%-8 per cento.
Con la mossa odierna, le banche centrali si sono smarcate dalle pressioni delle Cancellerie, ma hanno anche dimostrato che politica monetaria e gestione delle liquidità sono due cose assolutamente differenti. I tassi di mercato restano elevati nonostante il taglio del costo del denaro. La crisi di liquidità può essere contrastata con immissioni di liquidità, ma poco si può fare se il rischio riguarda la solvibilità delle controparti.
Il denaro fornito generosamente dalle banche centrali al sistema bancario resta gelosamente custodito nei depositi che le stesse banche tengono presso le banche centrali. Una situazione drammatica e paradossale che non ridà fiato ai mercati.
Mutui sempre più cari, Euribor record da dieci anni
(sole24ore)
I tassi interbancari continuano a salire sulla spinta delle crisi del credito che paralizza i prestiti tra banche. E a farne le spese sono i milioni di europei che ogni mese hanno una rata di mutuo sulla casa da pagare.
La scadenza a tre mesi dell'Euribor, che rappresenta uno dei benchmark più importanti per il mercato interbancario dell'Eurozona, è salita al fixing odierno al 5,393% da 5,377% di ieri, un record da oltre dieci anni. La scadenza a una settimana ha aggiornato il massimo al 5,019% da 4,988% ieri, salendo per la prima volta al di sopra del 5%, così che tutte le scadenze si trovano ora al di sopra di questa soglia.
I tassi interbancari continuano a salire sulla spinta delle crisi del credito che paralizza i prestiti tra banche. E a farne le spese sono i milioni di europei che ogni mese hanno una rata di mutuo sulla casa da pagare.
La scadenza a tre mesi dell'Euribor, che rappresenta uno dei benchmark più importanti per il mercato interbancario dell'Eurozona, è salita al fixing odierno al 5,393% da 5,377% di ieri, un record da oltre dieci anni. La scadenza a una settimana ha aggiornato il massimo al 5,019% da 4,988% ieri, salendo per la prima volta al di sopra del 5%, così che tutte le scadenze si trovano ora al di sopra di questa soglia.
Tassi: taglio coordinato (50 p.b.) delle principali banche centrali

(sole24ore)
FRANCOFORTE - Le principali autorità monetarie del mondo hanno annunciato oggi un ribasso coordinato del costo del denaro. Il tentativo è di rispondere all'emergenza creata dalla crisi creditizia e di ridare fiducia ai mercati finanziari. Il tasso di riferimento della Banca centrale europea passa quindi dal 4,25 al 3,75%.
La decisione giunge all'improvviso, fuori da qualsiasi calendario. A partecipare alla mossa coordinata sono oltre alla Bce, anche la Federal Reserve (che ha portato i Fed Funds all'1,5%, e il tasso di sconto all'1,75%), la Riksbank svedese (al 4,25%), la Banca centrale canadese, la Banca d'Inghilterra(al 4,5%) e la Banca centrale svizzera (tassi base tagliati di 50 punti base, banda di oscillazione del Libor al 2-3%).
E' intervenuta anche la Banca centrale cinese con un taglio dello 0,27%: la riduzione avrà effetto da domani, con il tasso-base abbassato dal 7,20% al 6,93%. Pechino ha inoltre tagliato del 50% il livello delle riserve obbligatorie previsto per gli istituti bancari con effetto a partire dal prossimo 15 ottobre. Non è intervenuta la Banca centrale del Giappone che gia da tempo ha i tassi di interesse al minimo assoluto (0,5%), preferendo intervenire sul mercato iniettando liquidità. Infine la Banca centrale del Canada ha tagliato il tasso overnight di 50 p.b. che scende al 2,50 per cento.
In un comunicato, la Bce ha spiegato che la scelta coordinata è "senza precedenti". Giunge dopo che il consiglio direttivo dell'istituto monetario aveva aperto la porta a una riduzione del costo del denaro appena una settimana fa, in occasione di una conferenza stampa del presidente Jean-Claude Trichet. La Bce spiega oggi che la decisione è stata possibile perché nella zona euro i rischi inflazionistici sono diminuiti e le aspettative di inflazione sono stabili.La scelta di coordinare la riduzione del costo del denaro riflette bene la gravità della situazione. Da finanziaria la crisi è ormai diventata bancaria. Nel mondo industrializzato molti istituti di credito sono in crisi di liquidità e alla ricerca di nuovo capitale. Proprio oggi, il Governo inglese ha annunciato un piano che prevede la parziale nazionalizzazione del settore creditizio.
In Spagna, l'Esecutivo ha creato un fondo che riacquisterà le obbligazioni di cattiva qualità per aiutare i bilanci delle banche. In Italia, il Governo dovrebbe annunciare in giornata nuove misure per aiutare banche e risparmiatori.Ormai, anche in Europa, non solo negli Stati Uniti, la tempesta finanziaria scoppiata nell'estate 2007 ha scatenato una doppia risposta: monetaria e fiscale. Per uscire dalla crisi creditizia, l'establishment europeo ha deciso di utilizzare le due leve a sua disposizione. È la conferma di quanto grave sia la situazione.
Non si possono escludere ulteriori novità da parte delle autorità monetarie europee. Il ribasso dei tassi d'interesse annunciato oggi aiuta la fiducia delle famiglie e risponde alle incertezze economiche, ma non risolve di per sé il problema di sfiducia che da mesi ormai sta attanagliando il mercato monetario.A trenta minuti dall'annuncio dell'allentamento monetario non si segnalava una discesa significativa dei tassi di interesse di mercato. Il tasso d'interesse overnight in euro si è portato sotto il 4% in linea con il nuovo tasso di riferimento della Bce. Ma il resto della curva appare ancora in tensione. Il tasso a tre settimane rimane al 4,95%. Quello a tre mesi viaggia intorno al 5,30% con una riduzione di appena lo 0,09 rispetto alla situazione precedente il taglio al costo del denaro.
lunedì 6 ottobre 2008
Islanda sull'orlo del precipizio, banche congelate in Borsa

(sole24ore)
La piccola e remota Islanda è sull'orlo del collasso: oggi in Borsa sono state sospese le contrattazioni delle sei maggiori istituzioni finanziarie - comprese quelle di Kaupthing, Landsbanki e Glitnir, le tre principali banche - mentre il governo di Reykjavik sta elaborando un piano per salvare il salvabile. Che, potere della crisi globale, potrebbe persino portare la repubblica dei ghiacci - 300 mila anime in tutto - ad entrare nell'Unione Europea. Opzione sino a poco tempo fa semplicemente impensabile. La situazione, infatti, è seria davvero.
L'Islanda - che nel corso degli anni Novanta aveva visto aumentare la sua ricchezza proprio grazie alla vitalità del settore bancario - rischia infatti il tracollo proprio a causa dell'eccessiva espansione dei suoi istituti di credito. La corona islandese - krona - ha intanto perso un quinto del suo valore contro il dollaro - nella passata settimana solamente - e il 10% nei confronti dell'euro. L'inflazione galoppa al 14% - il target della banca centrale per il 2008 era il 2,5% - e il governo è dovuto correre ai ripari comprando il 75% della Glitniril al prezzo di 600milioni di euro. Il piano di salvataggio presentato dal primo ministro conservatore Geir Haarde prevede ora che le banche vendano parte dei loro asset internazionali riportando così in patria capitali freschi - e impedire un ulteriore deprezzamento della corona. «Le banche sono disposte a vendere i loro asset esteri e credo che questa sia una misura necessaria», ha detto Haarde dopo un fine settimana di colloqui serrati. Quindi ha garantito i risparmi dei cittadini islandesi per arginare l'ondata di panico che ha travolto la repubblica del nord. «Se ne occuperà la tesoreria», ha dichiarato Haarde. Per evitare il peggio la banca centrale islandese - secondo quanto riportato dal quotidiano Morgunbladid - ha cercato, per ora senza successo, di far valere l'opzione di cambio-valuta con le sorelle maggiori scandinave: Norvegia, Danimarca, Svezia. E come in altre parti del mondo, il dito alla fine è stato puntato contro la scelleratezza degli operatori finanziari, considerati i veri responsabili della crisi.
«L'avidità ha purtroppo controllato le loro azioni», ha detto il ministro dello Stato Sociale J¢hanna Sigurdard¢ttir. «Il sistema delle stock-option, e quindi gli stipendi da favola che hanno percepito, hanno fatto perdere loro il legame con la nazione. Dovranno imparare dai questi errori». Il governo, per raddrizzare l'economia, ha quindi esercitato pressioni sulle sigle sindacali perchè riportino a casa i fondi pensione sino ad oggi investiti all'estero. Inoltre, l'esecutivo avrebbe chiesto il congelamento di ogni trattativa salariale. Il sindacato pare aver accettato.
«Dobbiamo fare tutti la nostra parte perchè questa missione di salvataggio abbia successo», ha detto Arnar Sigmundsson, presidente della National Association of Pension Funds. La verità sembra però essere un'altra. Il sindacato avrebbe infatti chiesto come contro-partita l'impensabile: l'entrata nell'Europa Unita. Fumo negli occhi per il primo ministro Haarde, euro-scettico della prima ora.
domenica 21 settembre 2008
I cambiamenti di temperatura influenzano i prezzi delle case

(Sole 24 ore)
Germania, Austria, Italia, Francia e Svizzera. è questa la classifica dei paesi alpini che in caso di innalzamento della temperatura di un grado vedrebbero chiudere più aree da sci innevate naturalmente.
i dati sono dell’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (ocse) e fanno parte di uno studio del 2007 sui cambiamenti climatici sulle alpi. in italia sarebbe il friuli-venezia giulia a subire le maggiori conseguenze seguito da trentino, sud tirolo, lombardia e piemonte.
un cambiamento che avrebbe conseguenze sul settore immobiliare. in maniera diretta attraverso un ridimensionamento dei prezzi laddove ci si trovasse con piste senza neve; in modo indiretto perché potrebbero venire a mancare investimenti sulle infrastrutture come funivie e funicolari
In francia la crisi finanziaria investe anche gli uffici

(Le Figaro)
Com’era prevedibile, la crisi immobiliare coinvolge anche il settore degli uffici, in francia i primi otto mesi del 2008 hanno fatto registrare una flessione degli investimenti del 54% rispetto allo stesso periodo del 2007, per un totale di 8,4 miliardi di euro.
stando a cbre, azienda leader nella consulenza real estate, il 2008 nei 12 mesi dovrebbe attestarsi a 12 miliardi di euro di investimenti. nel primo semestre sono solo undici le compravendite del valore superiore ai 100 milioni di euro, contro le 46 transazioni dell’anno scorso. un calo dei prezzi che sempre secondo cbre non vedrà battute di arresto a breve: in questa fase gli acquirenti preferiscono aspettare.
Spagna, governo in campo a sostegno del mattone

(sole 24ore)
Josè Luis Zapatero ha deciso di intervenire con fondi pubblici in aiuto del settore immobiliare spagnolo, che concorre a formare il 14% del pil e che da un anno a questa parte è sprofondato in una pesante crisi.
Ieri il presidente ha annunciato la creazione di una linea di credito iniziale di 3 miliardi di euro a favore di quelle società immobiliari che decideranno di affittare, per un periodo minimo di 7 anni, i loro immobili, anziché lasciarli vuoti in attesa della loro vendita. a mettere a dispozione queste linee di credito a tasso agevolato, sarà l’Ico, il braccio finanziario che fa capo al ministero dell’economia.
sabato 20 settembre 2008
Crollano i prezzi delle case in Inghilterra

(Sole24ore)
Peggiora la crisi del settore immobiliare inglese. secondo halifax, società specializzata nei mutui ipotecari, i prezzi delle abitazioni sono crollati di un altro 10,9% in agosto, rispetto a 12 mesi fa, quando cominciò lo shock finanziario.
E' la maggiore flessione da 25 anni. Martin Ellis, capo economista di halifax, ha commentato i dati affermando che “le pressioni sui redditi delle famiglie, insieme alla ridotta accessibilità dei mutui stanno abbassando i prezzi delle case e l’attività del settore”
Peggiora la crisi del settore immobiliare inglese. secondo halifax, società specializzata nei mutui ipotecari, i prezzi delle abitazioni sono crollati di un altro 10,9% in agosto, rispetto a 12 mesi fa, quando cominciò lo shock finanziario.
E' la maggiore flessione da 25 anni. Martin Ellis, capo economista di halifax, ha commentato i dati affermando che “le pressioni sui redditi delle famiglie, insieme alla ridotta accessibilità dei mutui stanno abbassando i prezzi delle case e l’attività del settore”
sabato 30 agosto 2008
Affonda il mercato londinese degli immobili commerciali.

(The Economist)
I prezzi degli immobili commerciali scendono rapidamente nel cuore di londra. dopo una crescita media annua del 10% nel 2004 e 2005 e del 17% nel 2006, ora i prezzi potrebbero essere scesi del 20% rispetto al picco più alto raggiunto dal mattone in questi anni.
Alcuni analisti ritengono che il mercato abbia toccato il fondo, ma ci sono due motivi che non inducono all'ottimismo: da un lato l'atteggiamento improntato alla massima prudenza di molti investitori, messi in fuga dalla crisi del settore, dall' altro lato, lo squilibrio tra l'offerta e la domanda di questo genere di locazioni sbilanciato sul fronte dell'offerta.
Per questo motivo cb richard ellis ritiene che per fine anno nella capitale economica europea ci saranno molti spazi commerciali non occupati, come risultato, i prezzi degli uffici stanno precipitando e secondo jones lang lasalle sarebbero già scesi del 15%
Francia, la crisi rallenta il settore delle costruzioni.

(Ilsole24ore)
La flessione delle compravendite in francia ha spinto lo stock di case sul mercato al livello record di 110.500 unità, un valore che non si vedeva dal 1982 (134mila).
Gli esperti tuttavia non si aspettano terremoti sul mercato immobiliare francese in considerazione del basso livello di indebitamento delle famiglie.
I prezzi tengono nel secondo trimestre registrando un incremento attorno al 3,3%-3,7%.
La crisi però si fa sentire nel settore delle costruzioni dove si registra un rallentamento dell'11,8% nel secondo trimestre dell'anno in corso, calato del 16,6% il numero di permessi per nuovi cantieri.
Crollano le costruzioni di immobili in tuatta europa

(frankfurter allgemeine zeitung)
Dopo il boom di nuove costruzioni degli scorsi anni, la spagna è il paese più colpito dalla crisi del settore. Per dare la dimensione del fenomeno, solo lo scorso anno in spagna sono state costruite 800.000 abitazioni a fronte delle 200.000 della germania.
Entro il 2010 gli immobili nuovi in spagna saranno un terzo di quelli attualmente disponibili sul mercato e già quest'anno si potrebbe registrare un decremento pari al 40% accompagnato dalla caduta dei prezzi.
Secondo la società di analisi di settore euroconstruct, solo germania austria e svizzera vedranno crescere il settore nel 2010.
Nel resto dei paesi dell'europa occidentale si prevede un crollo delle costruzioni fino al 2010: irlanda -42,1%, danimarca -25,8%, finlandia -21,6%, italia -18,2% e francia -3,2%.
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