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venerdì 6 marzo 2009

Investimenti immobiliari all’estero, l’italiano si fa più prudente

(affari e finanza)

secondo lo studio condotto da scenari immobiliari, dopo anni di crescita costante sono calati gli investimenti degli italiani nel mattone estero (-20% a inizio anno rispetto allo stesso periodo del 2008). complice il crollo delle quotazioni immobiliari, attrae ancora il mercato statunitense, dove sono state concluse il 28% delle transazioni da inizio anno. il crollo della sterlina riposiziona il mercato britannico, dove gli acquisti sono aumentati del 2% a inizio 2009. una novità è rappresentata dall’immobiliare irlandese, che raccoglie il 5% delle transazioni affettuate. quanto alle tipologie abitative, gli italiani preferiscono acquistare nelle zone centrali delle grandi città (45%), in quelle di pregio (30%) oppure nelle aree semicentrali (25%). le soluzioni più ricercate hanno un’ampiezza di 45-60 m2 (45%). seguono le abitazioni dai 60 ai 120 m2 (38%), dai 120 ai 150 m2 (12%), mentre solo il 5% degli investitori opta per case più grandi di 150 m2. i compratori sono soprattutto imprenditori (38%) e professionisti (25%), ma non mancano dirigenti (18%) e commercianti (13%)

manie da ricchi: collezionare case in italia

(New York times.com)

c’è chi colleziona francobolli, chi preferisce soprammobili e chi adora le miniature. ma toni hilton, facoltosa e stravagante signora americana, preferisce collezionare case nel nostro paese, per la precisione, nella zona del monferrato. dal 1997 ad oggi, lei e il marito hanno già acquistato 4 proprietà vicino a san secondo, a circa 55 km da torino, che affittano solo per brevi periodi durante l’anno

Anche in italia i mutui agevolati per coppie gay

(La repubblica)

in germania e nel nord dell’europea i mutui agevolati per coppie e single omosessuali sono già una realtà, e ora arrivano anche in italia. l’iniziativa è stata lanciata dalla tedesca bhw bausparkasse ag, banca specializzata in prestiti casa, che ha appena siglato un accordo con l’arcigay per offrire ai suoi 160 mila iscritti prestiti a condizioni vantaggiose. la convenzione è però riservata ai soli tesserati

giovedì 5 marzo 2009

Energia, il geoscambio cresce anche in Italia

(Sole24ore)

Soltanto in Svezia ce ne sono oltre novantamila. Per non parlare del Canada, e di cantoni svizzeri dove quasi una villetta su cinque si è dotata di un impianto a pompa di calore geotermica. In pratica si tratta di sistemi di climatizzazione concettualmente semplici, e provati da decenni: un circuito di fluido (anche semplice acqua) si affonda nel terreno, e la pompa di calore (un frigorifero bidirezionale) vi trasferisce il caldo estivo e lo preleva in inverno. Bastano pochi gradi di differenza tra la temperatura ambiente e quella che viene dai tubi del geoscambio e la pompa di calore è in grado di moltiplicarla per tre o persino per sette, per ogni unità elettrica necessaria al suo funzionamento.

Pannelli radianti nella casa, d'inverno arriva acqua a 30 gradi, d'estate anche a 15. Per un'edificio a involucro ben isolato i risparmi possono raggiungere il 40-50% sulle bollette tradizionali. Con circa 15mila euro di investimento, una pompa di calore e due pozzi con sonde di geoscambio (in pratica tubi di polietilene a U affondati per un centinaio di metri) una casa di 300 metri quadri può essere climatizzata da questa tecnologia in gran parte rinnovabile. E ben lo sanno non solo in Svizzera, ma anche a Bolzano e nel Trentino, battistrada italiano di questo mercato emergente. Chi ha un campo antistante libero (e una casa adatta da ristrutturare) può persino valersi della detrazione fiscale del 55 per cento.

«L'Italia però sconta un pesante ritardo nelle pompe di calore geotermiche – osserva Sergio Chiesa del Cnr, autore di un recente studio per il Cesi Ricerca – che rappresentano solo l'8% della geotermia italiana. Eppure, oggi, questo è oggi, su scala mondiale, uno dei settori più dinamici nelle rinnovabili». «L'attenzione finora si è concentrata sull'elettrico rinnovabile – spiega Gianni Silvestrini, presidente del Kyoto Club – ma sul termico dobbiamo andare a quattro o cinque volte quello che c'è ora. E le pompe di calore geotermiche potranno dare un contributo di prim'ordine».

Eppure qualcosa comincia a muoversi, e non solo sulla piccola scala residenziale. Battistrada, ormai da due anni, è Ikea, prima con l'impianto di geoscambio di Corsico (304 sonde) e oggi con quello di Parma (213 sonde), considerato il maggiore d'Europa. Davanti al centro commerciale parmense, quello che è oggi un cantiere pieno di tubi e piccoli pozzi cementati diverrà domani un parcheggio per i visitatori. Un serbatoio di energia termica, invisibile e sotterraneo. «Un accumulatore, d'estate sottraiamo il calore dagli ambienti e lo mettiamo nel terreno e per l'inverno facciamo l'inverso – spiega Luca Tirillò, della GroundHeat Systems, –: i tubi in polietilene portano semplice acqua. Le trivellazioni sono state fatte in sicurezza, con camicia cilindrica d'acciaio e cemento speciale. Il rischio, infatti, è quello di alterare l'equilibrio delle falde idriche sotterranee».

La costruzione di un campo di geoscambio, infatti, non è un'attività banale. «A Corsico ci trovammo di fronte a una prima falda idrica altamente inquinata – spiega Sergio Giuseppini, progettista degli impianti geotermici Ikea – se non avessimo trivellato in sicurezza avremmo corso il rischio di metterla in comunicazione con le falde più profonde e pulite. Un disastro, e l'amministrazione locale non ci avrebbe mai dato il permesso».

Ora però Corsico funziona. Come Parma è costato oltre 2 milioni di euro, ma ha un obiettivo di risparmio energetico del 56% (pari a circa 200mila euro/anno) e quindi un tempo di ritorno di una decina d'anni. «Finora, dai dati della stagione estiva – dice Giuseppini – Corsico sta confermando le attese, con punte leggermente superiori». E poi, per l'Ikea, sarà la volta dei centri commerciali di Torino e Rimini, «dove metteremo pompe di calore ad efficienza ancora più elevata, dato che la tecnologia si sta muovendo molto velocemente».

Il dato nuovo, però, è che simili impianti, di taglia medio grande, «cominciano a interessare direttamente i costruttori edili – osserva Tirillò – e per un motivo preciso. Un complesso residenziale a basse emissioni passa in categoria A, e può valere anche 500 euro in più per metro quadro. Un impianto di geoscambio centrale invece aggiunge, su ampie dimensioni, poche decine di euro in più di costi unitari».

È quanto si sta avviando in almeno due progetti: a Roma e nel Canavese. «Noi cominceremo ad aprile, su un lotto di 92 ettari a Roma Nord-Ovest, di cui 45 destinati a parco – spiega Barbara Mezzaroma, a.d. di Mezzaroma Energia, del gruppo Impreme – con un primo lotto di mille appartamenti, tutti serviti da un campo di geoscambio (circa 200 geosonde) e un sistema di pompe di calore per almeno un terzo della climatizzazione, e un 40% con caldaie a biomasse, più minieolico».

Altrettanto alla "Ninsola" a San Francesco al campo. «Cinque ville – spiega Giovanni Miccoli di G.V Edilizia – ad alto isolamento termico e pannelli radianti con un parco di geoscambio centrale a 22 sonde, acqua a 22 gradi d'estate e acqua calda sanitaria direttamente prodotta dalla pompa di calore». Barbara Mezzaroma è un'entusiasta dell'edilizia a emissioni zero – «Molti concorrenti ci dicevano che perdevamo tempo quando partimmo con il nostro primo progetto casa Kyoto» –, ma oggi fa anche una previsione economica precisa: «Ogni nostro appartamento a emissioni zero può significare anche 900 euro in meno all'anno, una rata di mutuo. E anche se, in classe A+, ci costano il 15% in più noi li venderemo allo stesso prezzo di oggi. In questo modo il cliente ci guadagnerà su base ventennale. Ci pare una buona proposta, per un mercato edilizio fermo come è quello di oggi».

martedì 10 febbraio 2009

tendenze nel mercato del lusso: la casa delle belle arti

Milano e Finanza

l’ultima tendenza nel segmento delle abitazioni di pregio-lusso riguarda gli immobili tutelati dalle belle arti. secondo l’ultimo studio condotto da gabetti, il 47,5% degli acquirenti del settore ricerca soprattutto edifici dotati di elementi artistici (la facciata storica, gli interni d’epoca, gli affreschi, i mosaici e i pavimenti originali), situati nel centro storico delle città d’arte come roma, firenze, venezia, milano. si tratta di una tipologia abitativa votata all’esclusività, richiesta soprattutto da professionisti, imprenditori italiani e stranieri. secondo l’ufficio studi gabetti anche il mercato del lusso, pur avendo risentito meno della crisi rispetto ad altri settori, ha fatto registrare per il secondo semestre del 2008 una diminuzione sia del numero delle transazioni sia dei prezzi. nel capoluogo lombardo si registra la contrazione più sensibile (-12%); tengono solo le vie del quadrilatero della moda, dove per un immobile di lusso si può arrivare a spendere fino a 25mila euro al m2, 23mila se da ristrutturare.

appena più contenuti i prezzi in altre zone molto ricercate come magenta (fino a 11mila euro al m2 per un appartamento di super-lusso, che possono scendere a 8mila se da ristrutturare), brera (9.500 euro/m2 ristrutturato; 8mila da ristrutturare) e porta venezia (dove non si scende mai al di sotto di 7.500 euro /m2). quanto ai canoni d’affitto annuali, si passa da un massimo di 360 euro/m2 richiesti nel quadrilatero della moda, a un minimo di 200 euro/m2 in zona magenta. la contrazione delle quotazioni è stata invece più contenuta nella capitale (-6%), dove per un’abitazione di lusso nelle zone esclusive di piazza di spagna e piazza navona si può arrivare a spendere 25mila euro/m2, 23mila o 20mila se da ristrutturare. i canoni d’affitto annuali più elevati si registrano invece in via tre orologi (360 euro/m2) mentre in piazza navona e piazza di spagna difficilmente superano i 300 euro/m2

mutui sotto il 4%, ma le banche non si adeguano

il decreto legge anti-crisi fissa al 4% il tetto massimo da applicare ai mutui a tasso variabile. tuttavia molti utenti si ritrovano ancora a dover pagare rate a un tasso superiore, anche se al livello attuale dei saggi questa soglia non dovrebbe essere mai oltrepassata. come è possibile? mancano decreti attuativi, inoltre la circolare diffusa dal ministero del tesoro, che concede alle banche tempo fino a fine febbraio per adeguarsi alla disposizione di legge, "autorizza" gli istituti di credito a prendere tempo.

nel frattempo se contrazione delle rate c'è stata, questa è dovuta alla caduta vertiginosa dell’euribor e non all’intervento degli istituti di credito tanto che mauro novelli, segretario generale dell'adusbef mette in guardia i consumatori invitandoli a prestare attenzione allo spread, il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base quale proprio ricavo. se questo è troppo alto vale la pena di rinegoziarlo. per novelli "è meglio che passare a un altro mutuo"

ma i prezzi non calano a milano.

Sole 24 0re

nel 2008 le vendite di immobili a milano sono calate del 13%, ma per la borsa immobiliare della camera di commercio di milano i prezzi non sono calati, anzi, hanno fatto addirittura registrare un lieve incremento (+0,4%) nel segmento del "nuovo".

un quadro per niente in linea con la preoccupazione creata dalla crisi economica e con l'allungamento dei tempi di vendita delle case che oramai è di circa 7-9 mesi. il bilancio degli ultimi sei mesi parla di numerose zone in cui si sono registrati incrementi di prezzo: conca del navilglio e porta genova (+5%; 5.300 euro/m2), via della spiga e montenapoleone (+2,1%; 11.900 euro/m2), fiera sempione (+1,1%; 4.700 euro/m2), via washington (+1,1%; 4.650 euro/m2) e in maniera meno sensibile i quartieri come brera, istra maciachini e san babila.

prezzi pressochè invariati in piazza missori, sant'ambrogio, repubblica-porta nuova, buenos aires, piazzale lagosta, paolo sarpi e viale abruzzi. prezzi giù soltanto nelle aree periferiche della città con il calo più sensibile registrato a lambrate (-3,2%; 3.050 euro/m2)

La crisi rilancia il mercato degli affitti.

(Sole24ore)

tempi troppo lunghi d'attesa per la vendita degli immobili e poca voglia da parte dei proprietari di abbassare le pretese stanno spingendo sempre più persone ad affittare casa anche in virtù di una redditività stabilmente al 4,9%. la disponibilità di immobili in affitto cresce per la prima volta dopo anni, una situazione inedita per un mercato tradizionalmente asfittico (per le troppe tasse e difficoltà a trovare inquilini di fiducia).

la domanda cresce a fronte di canoni di locazione sostanzialmente stabili. opta per l'affitto chi non è soddifatto delle proposte di acquisto, nuclei familiari e giovani coppie a basso reddito, anziani in condizioni economiche o sociali svantaggiate, immigrati, studenti e i numerosi fuori sede impiegati in pubblici servizi non in grado di far fronte alla spesa per la casa

Rate giù, perchè il mercato non riparte??

(Corriere della sera)

anche se il costo del danaro, ai minimi da quattro anni a questa parte, e la tendenza del mercato a calmierare i prezzi autorizzerebbero all'euforia, i suggerimenti degli esperti sono improntati alla cautela.

se è vero infatti che il finanziamento di un mutuo a tasso fisso è sceso di mezzo punto rispetto alla media del 2008 (al 5,5%) e i variabili sono tornati al di sotto della soglia del 4%, bisogna fare comunque i conti con la ciclicità di un'economia sempre più fluttuante. un mutuo variabile, ai tassi attuali è sottoscrivibile solo se si è in grado di sostenere aumenti almeno del 30% della spesa mensile.

comunque il vero problema sembra oggi la disponibilità del credito più del costo dello stesso. le banche erogano finanziamenti con il contagocce a privati e imprenditori scottati o direttamente colpiti dalla crisi. questi due fattori determinano insieme la stasi del mercato immobiliare

il mattone barcolla ma non crolla!

(Corriere della Sera)

il mattone italiano barcolla ma non crolla.

questo in sintesi il pensiero di guido lodigiani di gabetti, a corollario dei dati relativi all'ultimo semestre 2008 rilevati dall'ufficio studi gabetti. il perchè è dovuto all'offerta non elevatissima di case e non ci sarebbe, sempre secondo lodigiani, il pericolo di vedere il mercato inondato di immobili di mutuatari non più in grado di pagare il loro debito.

il calo dei prezzi comunque c'è (-4% a roma, -5% a milano) e potrebbe proseguire nel 2009, soprattutto nelle aree periferiche delle grandi città, per via del calo delle erogazioni di finanziamenti scese sensibilmente nel terzo trimestre dell'anno scorso, un trend destinato a proseguire nell'anno in corso nonostante i tagli della banca centrale europea (bce), sui tassi d'interesse.

sul mercato a regnare è l'incertezza dovuta al particolare momento economico che porta i potenziali acquirenti a chiedersi: perchè comprare oggi una casa che domani potrei pagare meno? e le banche: perchè dare oggi un mutuo con una garanzia ipotecaria che domani potrebbe valere meno? in questa situazione i prezzi nel 2009 continueranno a scendere, ma senza i crolli a due cifre registrati in altri paesi europei. le peggiori performance nelle periferie delle grandi città (-5% a milano), ma le zone centrali terranno o perderanno poco (fino a un massimo del -3%)

Bioedilizia: è partita la rivoluzione verde

(affari e finanza)

ormai non si tratta più di un “capriccio” per singole unità abitative: la “rivoluzione verde” si estende ai condomini, i grattacieli, interi territori. una nuova consapevolezza nutrita dalla crescente attenzione per l'ambiente. non è solo un discorso di etica, ma anche di risparmio energetico, fino al 20%, sul lungo periodo. e i progetti si sprecano: a chicago è grande l’attesa per la clean tower, una torre che sfrutterà l’energia del vento per garantire l’autosufficienza energetica. a dubai sorgerà invece la dynamic tower, grattacielo formato da 68 piani, ciascuno dei quali in grado di ruotare indipendentemente dagli altri. in questo caso, l’energia necessaria alle attività dell’edificio deriverà, oltre che dalle turbine eoliche e dai pannelli solari, anche dal movimento autonomo dei piani. anche nel nostro paese non mancano iniziative degne di nota: a milano, la riqualificazione del quartiere porta nuova prevede la creazione di una sorta di “bosco verticale”, con le piante che correranno lungo le pareti dell’edificio, ulteriormente arricchito da un nuovo parco circostante di 90mila m2

200mila posti in meno nel settore edile per il 2009

(Finanza & Mercati)

nel 2009 si costruirà di meno. la crisi ridurra del 3% gli investimenti privati e del 4,7% quelli pubblici. per la ripresa bisognerà attendere il 2011 secondo le previsioni di assoimpredil-ance espresse a margine del "made expo", la fiera dell'architettura di milano. il quadro non è roseo soprattutto se rapportato alla realtà europea. in italia la contrazione sarà infatti del 5% rispetto ai cali dell'1,5% della francia e del 2% del regno unito. peggio farà soltanto la spagna, con una flessione del 15%. per rilanciare il comparto i costruttori auspicano uno snellimento delle prassi amministrative e maggiori investimenti nelle infrastrutture. secondo il presidente di assimpredil-ance claudio de albertis quello delle costruzioni è un settore che vedrà una perdita di posti di lavoro stimata in 200.000 unità alla fine del 2009

venerdì 28 novembre 2008

l'euribor torna ai livelli di 19 mesi fa

l'euribor a tre mesi, quello con il quale vengono indicizzati i mutui per l'acquisto degli immobili, è sceso per la prima volta sotto la soglia del 4% dopo 19 mesi. dopo i tagli della banca centrale europea ai tassi bce di ottobre e novembre, cala a ritmo più lento l'indice euribor e i benefici si fanno sentire sulle rate di quanti hanno contratto un mutuo con "sconti" tra 64 e 77 euro/mese.

un'elaborazione mutuionline condotta a novembre su un prestito da 100mila euro con euribor 360 a 3 mesi + 1% di spread mostra rate in calo da 865 a 801 euro per un mutuo di durata 15 anni, di 739 a 671 euro per un mutuo di durata 20 anni e da 625 a 548 euro per un mutuo di durata 30 anni. sono i primi effetti del calo dei tassi, altri effetti positivi dipenderanno dall'andamento dell'euribor

per jll sono buone prospettive per centri commerciali in italia


prospettive incoraggianti per gli investimenti immobiliari in italia, francia, spagna, germania e regno unito. lo evidenzia uno studio di jones jang lasalle (jll) presentato al mapic, l'evento di cannes dedicato all'immobiliare commerciale. guardando ai progetti in cantiere, l'italia è prima con 68 nuovi progetti in arrivo entro il 2009 per un totale di oltre 1,1 milioni di m2. seguono la germania con progetti per 922mila m2, spagna 884mila m2, regno unito 832mila m2 e francia 532mila m2

via montanapoleone balza al quarto posto delle vie più care


un negozio nelle vie del lusso a milano costa all'anno 6.700 euro/m2. così via montenapoleone diviene la quarta via dello shopping più costosa al mondo secondo la graduatoria cushman & wakefield basata sul costo degli affitti dei negozi nelle vie della moda di 48 paesi.

milano dietro solo agli champs elyseès di parigi (7.732 euro/m2), cuaseway bay a hong kong (12.610 euro/m2) e la fifth avenue di new york (17mila euro/m2). via montenapoleone ha scavalcato new bond street (londra) e grafton street (dublino), grazie a un rincaro dei canoni pari all'11% registrato quest'anno

roma: in flessione gli affitti

a roma calano gli affitti. lo afferma uno studio tecnocasa che registra una flessione nei valori medi di bilocali e trilocali, rispettivamente dello 0,6 e dello 0,8%. giù monteverde nuovo-villa panphili, trigoria-castel di leva-laurentino, piramide e laurentino. salgono i canoni nell'area buffalotta, boccea-montespaccato, colli aniene-verderocca e a torre maura dove sono aumentate le richieste per via delle maggiori difficoltà nell'acquisto trovate da molti risparmiatori che si uniscono ai consueti "frequentatori" della zona, ovvero studenti e trasfertisti. tecnocasa ha anche rilevato una leggera flessione dei valori medi delle case livello nazionale, in calo dello 0,1% i bilocali, dello 0,4% dei trilocali. ribassi più consistenti nelle grandi città: -0,8% per i bilocali, -1% per i trilocali

indagine uil: va nell'affitto il 27% del reddito

il 27% del reddito netto delle famiglie italiane viene impiegato per pagare l'affitto della propria abitazione. lo rivela uno studio della uil, riferito al primo semestre 2008, secondo cui gli affitti mensili medi nelle grandi città ammontano a circa 923 euro. record a roma, con 1.782,20 euro che incidono sul reddito della famiglia per il 68,7%. a seguire venezia (1.470 euro/mese), poi firenze (1.082 euro/mese) con un'incidenza sul reddito pari al 41,7%, quindi milano con 997 euro e un'incidenza pari al 38,4 %. al lazio anche il primato degli sfratti: 6.422 su un totale di 43.739

giovedì 9 ottobre 2008

«Per i mutui ho perso il posto» (lettera al direttore sole24ore)



Voglio pubblicare in questo periodo di crisi una lettera molto bella.. che pur trattando di mutui e crisi ha oltre che un lieto fine una forte componente di insegnamento, ed il più grande è che il migliore investimento che si può fare è quello nei rapporti umani.



"Caro direttore,

un venerdì di qualche settimana fa ci hanno riunito per dirci: da lunedì ogni attività è sospesa. E il mio primo problema, drammatico, è stato quello di salire in auto, andare a Padova per dire a mio papà, orgoglioso di avere un figlio in carriera a Milano: la banca chiude, papà ho perso il lavoro. Con mia moglie è stato più facile, visto che lei lavora nell'ambito delle risorse umane ed è abituata a gestire licenziamenti, anche se per la prima volta ha dovuto affrontare il problema dalla parte del licenziato.


Sono stato licenziato a 38, con una figlia di 2, è vero, ma in qualche modo mi ritengo fortunato perché Macquarie Bank Italia ha annunciato la sospensione delle attività (in Italia erogava solo mutui, un miliardo di euro in meno di tre anni di operatività) venerdì 6 giugno, un paio di mesi prima della tempesta finanziaria che sta scuotendo le banche di tutto il mondo. Ho quindi avuto un paio di mesi per trovare un nuovo lavoro giocando in anticipo sulle tantissime professionalità che in questi giorni stanno rischiando il posto di lavoro.


E' stato un periodo da incubo, anche perché tutto è successo dannatamente in fretta. Troppo in fretta. Mi hanno strappato da un'altra banca, era il gennaio 2008, con un ottimo contratto e con ambiziosi programmi di sviluppo che si sono sgretolati nel giro di meno di sei mesi sotto il peso della crisi dei mutui subprime. E mi sono trovato, ci siamo trovati (tra Milano e Roma eravamo in 110), senza niente dal venerdì al lunedì, anche se siamo riusciti a evitare la scena degli scatoloni dei bancari americani. Quelli che escono dagli uffici con pochi effetti personali, come eravamo abituati a vedere nei film e che la cronaca di questi giorni ci propone quotidianamente. In Italia ci sono più garanzie, per fortuna. Ma è stato difficile, anche perché in Macquarie Bank non c'erano sindacati. E io ho sempre pensato, forse ingenuamente, che per gli incarichi affidatimi fosse mio dovere stare dalla parte dell'azienda e non dei sindacati. I rappresentanti delle confederazioni sindacali li abbiamo incontrati in una pausa pranzo, in un bar non troppo vicino alla sede. Con molto imbarazzo perché non avevamo alcuna pratica sindacale, non conoscevamo il sindacalese e le sue tattiche. E non sapevamo neanche cosa chiedere, visto che la banca era costretta a chiudere.

Mi sono iscritto al sindacato (lo ammetto: con molto imbarazzo) e abbiamo tentato una sola strada: cercare un accordo che garantisse la miglior buonuscita possibile. Per due mesi, dai primi di giugno a fine agosto siamo stati in ufficio senza far niente se non cercare un altro posto mentre la trattativa procedeva a singhiozzo, tra minacce aziendali di rottura e improvvise aperture. La vertenza (si dice così?) si è sbloccata con un vertice no stop dalle dieci del mattino alle cinque del giorno dopo, quando è stato trovato un accordo per incentivi all'esodo basati sull'età, privilegiando i più anziani che avrebbero sicuramente avuto più problemi a trovare un nuovo posto.


In questi due mesi ho pensato di tutto: fare il consulente, mettermi nell'agricoltura biologica, ricominciare da un call center a 700 euro al mese. Poi sono tornato con i piedi per terra, ho mandato qualcosa come 500 curricula in giro, ho avuto una cinquantina di colloqui, a conferma di quanto scritto da Job 24 sul Sole-24 Ore di ieri ("Finanza, colloqui no stop") e a fine agosto, data ufficiale della chiusura della banca, avevo in mano quattro offerte di lavoro. Ho privilegiato un gruppo finanziario internazionale che mi offre possibilità di crescere, anche se per il momento ci rimetto 50mila euro l'anno tra retribuzione fissa, parte variabile, auto aziendale e polizza sanitaria. Ma l'importante, per me, era ricominciare a lavorare.


Ho ricominciato, l'esperienza mi ha segnato profondamente, ma mi ha anche aiutato a riscoprire valori veri come quelli della famiglia (mio papà ha saputo dirmi cose molto belle) e degli amici. Senza di loro, infatti, non sarei riuscito a far circolare efficacemente il mio curriculum e trovare un'altra opportunità. Inoltre la loro stima, le loro parole, sms e email mi hanno data grande forza e fiducia e mi hanno fatto compagnia. Queste piccole cose non lo dimenticherò mai. A volte, può sembrare paradossale, anche i licenziamenti servono."

Crisi, Berlusconi rassicura: nessun problema liquidità

(sole24ore)
Nessuna banca italiana corre il rischio di essere nazionalizzata così come è avvenuto in altri Paesi europei a seguito della crisi finanziaria.


Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sofferma ancora una volta sulla solidità del sistema del credito in Italia, spiega il senso del decreto legge varato ieri dal Consiglio dei ministri e ribadisce l'invito agli italiani a non cedere al panico dei listini di Borsa. «Non siamo nel '29 - dice - non vendete le vostre azioni perché molte aziende italiane fanno profitti e i valori di Borsa non corrispondono al valore reale di quelle aziende».


Tra 18-24 mesi, aggiunge Berlusconi, i corsi azionari risaliranno, dunque meglio tenere le azioni nel cassetto.Il premier, durante la conferenza stampa congiunta con il primo ministro romeno Calin Tariceanu seguita al vertice bilaterale Italia-Romania, sottolinea che non c'è il rischio che gli istituti italiani possano passare in mano pubblica: il decreto legge varato ieri dal Cdm, spiega, consente al Tesoro, in caso di necessità, di entrare solo temporaneamente come socio privilegiato nel capitale delle banche, qualora ve ne fosse bisogno. E comunque, aggiunge Berlusconi, il decreto serve a dare un'ulteriore garanzia al sistema «non ai risparmiatori per i quali non siamo preoccupati».


Nessuna banca italiana ha fatto operazioni rischiose con prodotti finanziari 'tossici', aggiunge Berlusconi e solo Unicredit, a causa del suo ramo tedesco, ha dovuto essere ricapitalizzata ricorrendo al mercato. Per il resto Via XX Settembre e Bankitalia stanno monitorando la situazione di patrimonialità e liquidità degli altri istituti: al momento - rassicura Berlusconi - la situazione è sotto controllo e l'intervento eventuale ci sarà solo se necessario. «Con il direttore della Banca d'Italia passiamo in rassegna tutte le banche e, ove ci fosse una capitalizzazione insufficiente, le chiameremo ad aumentarla».


«La motivazione principale -ha detto ancora il premier sempre parlando del decreto legge del governo- non è quella di rassicurare i cittadini che erano già abbastanza sicuri della solidità del nostro sistema bancario, ma è quella di far sì che le banche continuino a svolgere la loro indispensabile attività di sostegno all'economia, sia alle imprese che ai consumatori, perché i riflessi di questa crisi che noi temiamo sono quelli sull'economia reale. Noi siamo preoccupati per l'andamento borsistico, perché siamo di fronte ad una crisi che è l'opposto di quella che ricordiamo come la grande crisi del '29».


Le banche possono continuare a svolgere le "loro attività di sostegno all'economia", ma "siamo preoccupati per i riflessi della crisi dei mercati sull'economia reale". Su questo fronte, il premier ribadisce: "Nessuna banca italiana potrà fallire; nessun italiano perderà un solo euro".Il presidente del Consiglio torna anche a parlare dell'uso dei decreti legge dopo le polemiche dei giorni scorsi: «Sono l'unico strumento - ripete - per intervenire in fretta. Io faccio il riformatore e chi è chiamato a decidere deve farlo in fretta, del resto - aggiunge - tutto è sottoposto al vaglio del presidente della Repubblica».Quanto ai rapporti con la Romania, spiega infine Berlusconi, «nessun fatto singolo può scalfire il rapporto d'amicizia con il popolo e il governo romeno». Le polemiche sul decreto sicurezza sono superate, conclude, e presto sarà dato il via libera agli accordi che prevedono lo scambio di detenuti tra i due Paesi senza la necessità del loro consenso.

mercoledì 8 ottobre 2008

Mercati interbancari: Euribor immobile, aumenta lo spread

I timonieri delle banche centrali hanno tagliato i tassi di interesse dello 0,50%, una mossa coordinata presa contemporaneamente da Bce, Fed, Banca del Canada, Banca Nazionale Svizzera, Banca Centrale della Svezia e anche dalla Banca della Cina. Le Borse sembrano avere ignorato il segnale e sul mercato interbancario la riduzione del costo del denaro è stato praticamente ininfluente. Solo il tasso overnight sull'euro è sceso sotto il 4% allineandosi al nuovo livello del tasso della Bce (3,75%), il resto è rimasto pressoché come prima.

In particolare, i tassi Euribor, ai quali sono indicizzati i mutui a tasso variabile, non si sono praticamente mossi. L'Euribor 3 mesi viaggia al 5,30% con una riduzione di appena 0,09 rispetto alla situazione precedente il taglio. Prima del taglio della Bce, lo spread era di 114 punti base, 4,25% contro 5,39%. Ora è salito a 155 punti, 3,75% contro 5,30%. Paradossalmente si è ampliato lo spread tra il tasso Refi e il tre mesi. Tesissima la situazione dei tassi sul dollaro, con i Fed Funds ora all'1,50%, ma i broker quotano l'overnight tra 7,5%-8 per cento.

Con la mossa odierna, le banche centrali si sono smarcate dalle pressioni delle Cancellerie, ma hanno anche dimostrato che politica monetaria e gestione delle liquidità sono due cose assolutamente differenti. I tassi di mercato restano elevati nonostante il taglio del costo del denaro. La crisi di liquidità può essere contrastata con immissioni di liquidità, ma poco si può fare se il rischio riguarda la solvibilità delle controparti.

Il denaro fornito generosamente dalle banche centrali al sistema bancario resta gelosamente custodito nei depositi che le stesse banche tengono presso le banche centrali. Una situazione drammatica e paradossale che non ridà fiato ai mercati.