giovedì 9 ottobre 2008

«Per i mutui ho perso il posto» (lettera al direttore sole24ore)



Voglio pubblicare in questo periodo di crisi una lettera molto bella.. che pur trattando di mutui e crisi ha oltre che un lieto fine una forte componente di insegnamento, ed il più grande è che il migliore investimento che si può fare è quello nei rapporti umani.



"Caro direttore,

un venerdì di qualche settimana fa ci hanno riunito per dirci: da lunedì ogni attività è sospesa. E il mio primo problema, drammatico, è stato quello di salire in auto, andare a Padova per dire a mio papà, orgoglioso di avere un figlio in carriera a Milano: la banca chiude, papà ho perso il lavoro. Con mia moglie è stato più facile, visto che lei lavora nell'ambito delle risorse umane ed è abituata a gestire licenziamenti, anche se per la prima volta ha dovuto affrontare il problema dalla parte del licenziato.


Sono stato licenziato a 38, con una figlia di 2, è vero, ma in qualche modo mi ritengo fortunato perché Macquarie Bank Italia ha annunciato la sospensione delle attività (in Italia erogava solo mutui, un miliardo di euro in meno di tre anni di operatività) venerdì 6 giugno, un paio di mesi prima della tempesta finanziaria che sta scuotendo le banche di tutto il mondo. Ho quindi avuto un paio di mesi per trovare un nuovo lavoro giocando in anticipo sulle tantissime professionalità che in questi giorni stanno rischiando il posto di lavoro.


E' stato un periodo da incubo, anche perché tutto è successo dannatamente in fretta. Troppo in fretta. Mi hanno strappato da un'altra banca, era il gennaio 2008, con un ottimo contratto e con ambiziosi programmi di sviluppo che si sono sgretolati nel giro di meno di sei mesi sotto il peso della crisi dei mutui subprime. E mi sono trovato, ci siamo trovati (tra Milano e Roma eravamo in 110), senza niente dal venerdì al lunedì, anche se siamo riusciti a evitare la scena degli scatoloni dei bancari americani. Quelli che escono dagli uffici con pochi effetti personali, come eravamo abituati a vedere nei film e che la cronaca di questi giorni ci propone quotidianamente. In Italia ci sono più garanzie, per fortuna. Ma è stato difficile, anche perché in Macquarie Bank non c'erano sindacati. E io ho sempre pensato, forse ingenuamente, che per gli incarichi affidatimi fosse mio dovere stare dalla parte dell'azienda e non dei sindacati. I rappresentanti delle confederazioni sindacali li abbiamo incontrati in una pausa pranzo, in un bar non troppo vicino alla sede. Con molto imbarazzo perché non avevamo alcuna pratica sindacale, non conoscevamo il sindacalese e le sue tattiche. E non sapevamo neanche cosa chiedere, visto che la banca era costretta a chiudere.

Mi sono iscritto al sindacato (lo ammetto: con molto imbarazzo) e abbiamo tentato una sola strada: cercare un accordo che garantisse la miglior buonuscita possibile. Per due mesi, dai primi di giugno a fine agosto siamo stati in ufficio senza far niente se non cercare un altro posto mentre la trattativa procedeva a singhiozzo, tra minacce aziendali di rottura e improvvise aperture. La vertenza (si dice così?) si è sbloccata con un vertice no stop dalle dieci del mattino alle cinque del giorno dopo, quando è stato trovato un accordo per incentivi all'esodo basati sull'età, privilegiando i più anziani che avrebbero sicuramente avuto più problemi a trovare un nuovo posto.


In questi due mesi ho pensato di tutto: fare il consulente, mettermi nell'agricoltura biologica, ricominciare da un call center a 700 euro al mese. Poi sono tornato con i piedi per terra, ho mandato qualcosa come 500 curricula in giro, ho avuto una cinquantina di colloqui, a conferma di quanto scritto da Job 24 sul Sole-24 Ore di ieri ("Finanza, colloqui no stop") e a fine agosto, data ufficiale della chiusura della banca, avevo in mano quattro offerte di lavoro. Ho privilegiato un gruppo finanziario internazionale che mi offre possibilità di crescere, anche se per il momento ci rimetto 50mila euro l'anno tra retribuzione fissa, parte variabile, auto aziendale e polizza sanitaria. Ma l'importante, per me, era ricominciare a lavorare.


Ho ricominciato, l'esperienza mi ha segnato profondamente, ma mi ha anche aiutato a riscoprire valori veri come quelli della famiglia (mio papà ha saputo dirmi cose molto belle) e degli amici. Senza di loro, infatti, non sarei riuscito a far circolare efficacemente il mio curriculum e trovare un'altra opportunità. Inoltre la loro stima, le loro parole, sms e email mi hanno data grande forza e fiducia e mi hanno fatto compagnia. Queste piccole cose non lo dimenticherò mai. A volte, può sembrare paradossale, anche i licenziamenti servono."

Crisi, Berlusconi rassicura: nessun problema liquidità

(sole24ore)
Nessuna banca italiana corre il rischio di essere nazionalizzata così come è avvenuto in altri Paesi europei a seguito della crisi finanziaria.


Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si sofferma ancora una volta sulla solidità del sistema del credito in Italia, spiega il senso del decreto legge varato ieri dal Consiglio dei ministri e ribadisce l'invito agli italiani a non cedere al panico dei listini di Borsa. «Non siamo nel '29 - dice - non vendete le vostre azioni perché molte aziende italiane fanno profitti e i valori di Borsa non corrispondono al valore reale di quelle aziende».


Tra 18-24 mesi, aggiunge Berlusconi, i corsi azionari risaliranno, dunque meglio tenere le azioni nel cassetto.Il premier, durante la conferenza stampa congiunta con il primo ministro romeno Calin Tariceanu seguita al vertice bilaterale Italia-Romania, sottolinea che non c'è il rischio che gli istituti italiani possano passare in mano pubblica: il decreto legge varato ieri dal Cdm, spiega, consente al Tesoro, in caso di necessità, di entrare solo temporaneamente come socio privilegiato nel capitale delle banche, qualora ve ne fosse bisogno. E comunque, aggiunge Berlusconi, il decreto serve a dare un'ulteriore garanzia al sistema «non ai risparmiatori per i quali non siamo preoccupati».


Nessuna banca italiana ha fatto operazioni rischiose con prodotti finanziari 'tossici', aggiunge Berlusconi e solo Unicredit, a causa del suo ramo tedesco, ha dovuto essere ricapitalizzata ricorrendo al mercato. Per il resto Via XX Settembre e Bankitalia stanno monitorando la situazione di patrimonialità e liquidità degli altri istituti: al momento - rassicura Berlusconi - la situazione è sotto controllo e l'intervento eventuale ci sarà solo se necessario. «Con il direttore della Banca d'Italia passiamo in rassegna tutte le banche e, ove ci fosse una capitalizzazione insufficiente, le chiameremo ad aumentarla».


«La motivazione principale -ha detto ancora il premier sempre parlando del decreto legge del governo- non è quella di rassicurare i cittadini che erano già abbastanza sicuri della solidità del nostro sistema bancario, ma è quella di far sì che le banche continuino a svolgere la loro indispensabile attività di sostegno all'economia, sia alle imprese che ai consumatori, perché i riflessi di questa crisi che noi temiamo sono quelli sull'economia reale. Noi siamo preoccupati per l'andamento borsistico, perché siamo di fronte ad una crisi che è l'opposto di quella che ricordiamo come la grande crisi del '29».


Le banche possono continuare a svolgere le "loro attività di sostegno all'economia", ma "siamo preoccupati per i riflessi della crisi dei mercati sull'economia reale". Su questo fronte, il premier ribadisce: "Nessuna banca italiana potrà fallire; nessun italiano perderà un solo euro".Il presidente del Consiglio torna anche a parlare dell'uso dei decreti legge dopo le polemiche dei giorni scorsi: «Sono l'unico strumento - ripete - per intervenire in fretta. Io faccio il riformatore e chi è chiamato a decidere deve farlo in fretta, del resto - aggiunge - tutto è sottoposto al vaglio del presidente della Repubblica».Quanto ai rapporti con la Romania, spiega infine Berlusconi, «nessun fatto singolo può scalfire il rapporto d'amicizia con il popolo e il governo romeno». Le polemiche sul decreto sicurezza sono superate, conclude, e presto sarà dato il via libera agli accordi che prevedono lo scambio di detenuti tra i due Paesi senza la necessità del loro consenso.

mercoledì 8 ottobre 2008

Mercati interbancari: Euribor immobile, aumenta lo spread

I timonieri delle banche centrali hanno tagliato i tassi di interesse dello 0,50%, una mossa coordinata presa contemporaneamente da Bce, Fed, Banca del Canada, Banca Nazionale Svizzera, Banca Centrale della Svezia e anche dalla Banca della Cina. Le Borse sembrano avere ignorato il segnale e sul mercato interbancario la riduzione del costo del denaro è stato praticamente ininfluente. Solo il tasso overnight sull'euro è sceso sotto il 4% allineandosi al nuovo livello del tasso della Bce (3,75%), il resto è rimasto pressoché come prima.

In particolare, i tassi Euribor, ai quali sono indicizzati i mutui a tasso variabile, non si sono praticamente mossi. L'Euribor 3 mesi viaggia al 5,30% con una riduzione di appena 0,09 rispetto alla situazione precedente il taglio. Prima del taglio della Bce, lo spread era di 114 punti base, 4,25% contro 5,39%. Ora è salito a 155 punti, 3,75% contro 5,30%. Paradossalmente si è ampliato lo spread tra il tasso Refi e il tre mesi. Tesissima la situazione dei tassi sul dollaro, con i Fed Funds ora all'1,50%, ma i broker quotano l'overnight tra 7,5%-8 per cento.

Con la mossa odierna, le banche centrali si sono smarcate dalle pressioni delle Cancellerie, ma hanno anche dimostrato che politica monetaria e gestione delle liquidità sono due cose assolutamente differenti. I tassi di mercato restano elevati nonostante il taglio del costo del denaro. La crisi di liquidità può essere contrastata con immissioni di liquidità, ma poco si può fare se il rischio riguarda la solvibilità delle controparti.

Il denaro fornito generosamente dalle banche centrali al sistema bancario resta gelosamente custodito nei depositi che le stesse banche tengono presso le banche centrali. Una situazione drammatica e paradossale che non ridà fiato ai mercati.

Mutui sempre più cari, Euribor record da dieci anni

(sole24ore)

I tassi interbancari continuano a salire sulla spinta delle crisi del credito che paralizza i prestiti tra banche. E a farne le spese sono i milioni di europei che ogni mese hanno una rata di mutuo sulla casa da pagare.

La scadenza a tre mesi dell'Euribor, che rappresenta uno dei benchmark più importanti per il mercato interbancario dell'Eurozona, è salita al fixing odierno al 5,393% da 5,377% di ieri, un record da oltre dieci anni. La scadenza a una settimana ha aggiornato il massimo al 5,019% da 4,988% ieri, salendo per la prima volta al di sopra del 5%, così che tutte le scadenze si trovano ora al di sopra di questa soglia.

Tassi: taglio coordinato (50 p.b.) delle principali banche centrali


(sole24ore)


FRANCOFORTE - Le principali autorità monetarie del mondo hanno annunciato oggi un ribasso coordinato del costo del denaro. Il tentativo è di rispondere all'emergenza creata dalla crisi creditizia e di ridare fiducia ai mercati finanziari. Il tasso di riferimento della Banca centrale europea passa quindi dal 4,25 al 3,75%.


La decisione giunge all'improvviso, fuori da qualsiasi calendario. A partecipare alla mossa coordinata sono oltre alla Bce, anche la Federal Reserve (che ha portato i Fed Funds all'1,5%, e il tasso di sconto all'1,75%), la Riksbank svedese (al 4,25%), la Banca centrale canadese, la Banca d'Inghilterra(al 4,5%) e la Banca centrale svizzera (tassi base tagliati di 50 punti base, banda di oscillazione del Libor al 2-3%).


E' intervenuta anche la Banca centrale cinese con un taglio dello 0,27%: la riduzione avrà effetto da domani, con il tasso-base abbassato dal 7,20% al 6,93%. Pechino ha inoltre tagliato del 50% il livello delle riserve obbligatorie previsto per gli istituti bancari con effetto a partire dal prossimo 15 ottobre. Non è intervenuta la Banca centrale del Giappone che gia da tempo ha i tassi di interesse al minimo assoluto (0,5%), preferendo intervenire sul mercato iniettando liquidità. Infine la Banca centrale del Canada ha tagliato il tasso overnight di 50 p.b. che scende al 2,50 per cento.


In un comunicato, la Bce ha spiegato che la scelta coordinata è "senza precedenti". Giunge dopo che il consiglio direttivo dell'istituto monetario aveva aperto la porta a una riduzione del costo del denaro appena una settimana fa, in occasione di una conferenza stampa del presidente Jean-Claude Trichet. La Bce spiega oggi che la decisione è stata possibile perché nella zona euro i rischi inflazionistici sono diminuiti e le aspettative di inflazione sono stabili.La scelta di coordinare la riduzione del costo del denaro riflette bene la gravità della situazione. Da finanziaria la crisi è ormai diventata bancaria. Nel mondo industrializzato molti istituti di credito sono in crisi di liquidità e alla ricerca di nuovo capitale. Proprio oggi, il Governo inglese ha annunciato un piano che prevede la parziale nazionalizzazione del settore creditizio.


In Spagna, l'Esecutivo ha creato un fondo che riacquisterà le obbligazioni di cattiva qualità per aiutare i bilanci delle banche. In Italia, il Governo dovrebbe annunciare in giornata nuove misure per aiutare banche e risparmiatori.Ormai, anche in Europa, non solo negli Stati Uniti, la tempesta finanziaria scoppiata nell'estate 2007 ha scatenato una doppia risposta: monetaria e fiscale. Per uscire dalla crisi creditizia, l'establishment europeo ha deciso di utilizzare le due leve a sua disposizione. È la conferma di quanto grave sia la situazione.


Non si possono escludere ulteriori novità da parte delle autorità monetarie europee. Il ribasso dei tassi d'interesse annunciato oggi aiuta la fiducia delle famiglie e risponde alle incertezze economiche, ma non risolve di per sé il problema di sfiducia che da mesi ormai sta attanagliando il mercato monetario.A trenta minuti dall'annuncio dell'allentamento monetario non si segnalava una discesa significativa dei tassi di interesse di mercato. Il tasso d'interesse overnight in euro si è portato sotto il 4% in linea con il nuovo tasso di riferimento della Bce. Ma il resto della curva appare ancora in tensione. Il tasso a tre settimane rimane al 4,95%. Quello a tre mesi viaggia intorno al 5,30% con una riduzione di appena lo 0,09 rispetto alla situazione precedente il taglio al costo del denaro.

martedì 7 ottobre 2008

PORTABILITA' DEL MUTUO A COSTO ZERO!!!!

Ti segnalo che in questi giorni tutti coloro che, entro il 28 Maggio 2008, hanno stipulato un mutuo a tasso variabile stanno ricevendo, da parte della banca, una lettera informativa sulle diverse possibilità disponibili per modificare le condizioni ed il costo del proprio mutuo. Tra di esse vi sono la rinegoziazione ABI - Governo e la portabilità del mutuo.


In particolare, la possibilità della rinegoziazione è garantita a tutti i clienti delle banche che hanno aderito alla Convenzione ABI - Governo. Essa mantiene il mutuo a tasso variabile ma con una rata costante ridotta (calcolata sui valori del 2006) ed una durata totale che può variare in base all’andamento dei tassi.


Ti ricordo che, in alternativa alla suddetta rinegoziazione è disponibile il mutuo di surroga (la portabilità) che permette di sostituire il vecchio mutuo con uno più conveniente di un’altra banca, a costo zero per il cliente.


Con la surroga puoi anche modificare le condizioni (spread, spese, tipo di tasso) del mutuo originario. Così, ad esempio, puoi ottenere un tasso più basso rispetto a quello del vecchio mutuo, passare dal variabile al fisso, ridurre il peso della rata.

Se vuoi confrontare gli effetti sul tuo mutuo della rinegoziazione e della surroga, contattami o visita il blog:

http://mutuo-blog.blogspot.com/2008/05/confronto-matematico-tra-surroga-e.html

trovi un utile strumento per fare un confronto economico delle varie alternative, come nell’esempio sotto.

Mutuo originario: 125.000 euro, durata 20 anni, tasso variabile (Euribor 1 mese + 1,60%), stipulato a Settembre 2005.

Mutuo attuale: 6,30%(variabile)

durata residua : 17 anni rata/mese : € 987 Interessi passivi totali : € 69.421

Mutuo di surroga:(durata originaria) 5,72%(fisso)
durata residua : 17 anni rata/mese : € 870 Interessi passivi totali : € 65.835

Rinegoziazione: Convenzione ABI-Governo
durata residua : 21 anni rata/mese : € 804 Interessi passivi totali : € 88.454

Mutuo di surroga:(durata allungata) 5,72%(fisso)
durata residua : 21 anni rata/mese : € 772 Interessi passivi totali : € 82.933


Prodotto mutuo di surroga a tasso fisso (TAN 5,72%, ISC 5,87%) e zero spese. indici rilevati il 22/09/2008.


Come si nota dallo schema la convenzione Governo-Abi non è la migliore soluzione sul mercato , a meno che non si potuto far fronte a qualche rata , allora in quel caso diviene l'unica soluzione possibile per alleggerire l'incidenza della rata sul reddito mensile.

Scopri le migliori offerte per i mutui di surroga!!!


Bruno Zappia UIC 65866 ,Alzaia Naviglio Grande 46 - 20144 - Milano tel. 347/6984612 fax 02/8392949

lunedì 6 ottobre 2008

Mercato del credito, solo l'Euribor a un anno allenta la presa


(sole24ore)


Sempre temperature da freezer per il circuito dei prestiti interbancari in Europa, con i tassi di interesse a breve che continuano a salire alimentati dal permanere di un clima di elevata incertezza. Su scadenze più distanziate si manifesta invece una qualche attenuazione. Le banche mantengono la diffidenza in merito alla restituzione dei soldi che si prestano a vicenda, e così chiedono interessi ben più elevati di quelli stabiliti come riferimento ufficiale. Intanto depositano fondi presso la Banca centrale europea, anche se offrono rendimenti decisamente più bassi del mercato interbancario. Un problema che rischia di avere ricadute negative per tutti coloro che si trovano a dover pagare le rate dei mutui a tasso variabile, per cui i tassi interbancari fanno da riferimento.


Oggi in Europa i maggiori indici di riferimento per i tassi interbancari di breve scadenza hanno segnato nuovi aumenti. L'Euribor sui prestiti con restituzione a una settimana - calcolato dall'associazione delle banche europee - è salito al 4,885 per cento contro il 4,868 per cento registrato venerdì. È salito anche l'indice sui tassi dei prestiti a tre mesi, al 5,345 per cento contro il 5,339 per cento registrato venerdì scorso. I tassi a tre mesi non superavano il 5% dal 2000. L'Euribor sui prestiti a un anno è invece sceso al 5,482 per cento dal 5,493 per cento di venerdì, che aveva segnato un incremento dal valore di giovedì (5,526%).


La Bce che continua ad assicurare liquidità supplementari al circuito interbancario, ma da venerdì scorso ha avviato un parziale drenaggio sulle ingenti risorse mobilitate nelle passate settimane. Nel frattempo nel corso della nottata di ieri le banche commerciali hanno parcheggiato a breve scadenza (un giorno) presso l'istituto centrale fondi per un ammontare complessivo di 38,854 miliardi di euro tramite il sistema del "deposit facility" che offre un rendimento fissato al 3,25%. Nel circuito interbancario i prestiti a scadenza nel giorno successivo (o overnight) offrono invece rendimenti tra il 4 e il 4,20 per cento.


Resta poi la tensione sui prestiti interbancari in dollari, valuta su cui si erano maggiormente concentrate le pressioni nelle ultime settimane, anche su quelli effettuati in Europa. Vengono misurati dall'indice Libor dell'associazione delle banche britanniche: oggi si registra una lieve moderazione sui tassi a tre mesi, al 4,2887 per cento contro il 4,3337 per cento di venerdì, mentre sui prestiti overnight i tassi sono saliti al 2,38% contro l'1,99% di venerdì.


Anche oggi le maggiori Banche centrali del Vecchio Continente hanno immesso liquidità supplementari in dollari per circa 60 miliardi, nell'ambito delle misure concordate assieme alla Federal Reserve americana. La Bce ha per parte sua offerto prestiti a un giorno per 50 miliardi di dollari, lo stesso ammontare di venerdì scorso. E' sul dollaro che nei giorni scorsi si erano create la maggiori tensioni sui tassi interbancari.